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La mediazione familiare è un intervento psicologico il cui obiettivo specifico è quello dell’attenuazione o se possibile della risoluzione dei conflitti familiari.

A questo tipo di intervento possono rivolgersi coppie in via di separazione o separate anche da molto tempo. L’importanza di questa forma di consulenza alle famiglie in trasformazione deve essere vista come forma di prevenzione e intervento sulla violenza che, a causa della conflittualità cronica, viene esercitata sul minore stesso e tra gli ex coniugi.

La Convenzione di New york del 1989 e la Convenzione Europea del 1995 definiscono necessario tutelare i diritti dei bambini, assicurando loro la continuità e la stabilità dell’ambiente affettivo e relazionale in cui sono allevati ovvero definiscono necessario assicurare al minore la continuità dei suoi affetti perché egli possa mantenere e sviluppare rapporti con entrambi i genitori e con le rispettive famiglie d’origine. Questo diritto alla bigenitorialità dopo la separazione e il divorzio dei coniugi è di fatto eluso, in quanto è ancora carente una cultura della separazione che tenga conto dei diritti del minore, anziché delle rivendicazioni dei coniugi.

Nella famiglia, infatti, i diritti e i doveri che ciascun soggetto ha come persona si esercitano in relazione ai diritti e ai doveri degli altri. Secondo questa prospettiva, garantire i diritti dei minori in quanto figli, significa anche garantire che ciascuno dei genitori deve poter essere messo in grado di assolvere ai suoi impegni legati alla funzione genitoriale: si garantiscono i diritti dei figli alla bigenitorialità, garantendo, promuovendo, sostenendo e affiancando la funzione genitoriale. Pertanto nei casi in cui essa è carente, per i noti fenomeni di frammentazione ed indebolimento della famiglia contemporanea legata ad una dinamica sociale sempre più a rischio, la famiglia va proposta come oggetto diretto di intervento e sostegno per un recupero delle sue potenzialità. Il minore è triangolato all’interno della conflittualità dei due genitori che continuano a confondere l’area coniugale con quella genitoriale.

La mediazione familiare, diffusasi nell’anni ’80 in USA e Canada e successivamente nella maggior parte dei Paesi Europei, si sta affermando anche in Italia come forma specifica d’intervento nella regolamentazione delle controversie e della conflittualità dei genitori separati o in fase di separazione.

La mediazione si differenzia dall’arbitrato e dalla psicoterapia di coppia. Si offre agli ex coniugi una situazione di ascolto, di dialogo, di negoziazione, con l’obiettivo di trovare un accordo sull’organizzazione della loro vita futura, per collaborare nell’adempimento delle funzioni genitoriali.

La negoziazione avviene su contenuti specifici, cominciando dai problemi meno gravi per finire con quelli più difficili per cercare di consolidare un clima di fiducia attraverso qualche piccolo successo.

Le aree della controversia vertono: sull’affidamento dei figli e sui modelli educativi; sui beni e sulle risorse economiche e finanziarie; sugli impegni e responsabilità che ciascuno può prendersi per l’educazione e il mantenimento dei figli; sulle risorse economiche e materiali necessarie per il mantenimento di un adeguato tenore di vita di entrambi. Le questioni vengono affrontate una per volta, in modo che si possa capire il punto di vista di ognuno e i singoli interessi. Inoltre, si deve fare attenzione alle risorse emotive e alle capacità di ciascun coniuge di fare qualche progetto per il proprio futuro, dimensione mentale necessaria a distogliere la persona dalla rigidità conflittuale.

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